di William Gibson
adattamento e regia Emanuela Giordano
con Mascia Musy
e Fabrizio Coniglio, Anna Mallamaci, Laura Nardi
scene e luci Angelo Linzalata
costumi Emanuela Giordano
musiche Carmine Iuvone e Tommaso Di Giulio
produzione Teatro Franco Parenti per Associazione Lega del Filo d’Oro
Helen non vede, non sente e non parla. Nei suoi genitori convivono pietà e rabbia, speranza e senso di sconfitta, amore e odio. Ogni sentimento è concesso, ogni reazione imprevedibile. E lei, Helen, cosa percepisce di ciò che ha intorno? Sente di procurare sofferenza?
Sarà il linguaggio dei segni – considerata tra le prime dieci grandi scoperte della storia moderna – a permetterle di apprendere, esprimere sentimenti e necessità, crescere e farsi rispettare eraccontare la sua storia. E tutto questo, grazie all’arrivo della dura e inflessibile educatrice Anna, qui interpretata da Mascia Musy.
Una storia che ci racconta tanto di noi, dei nostri limiti e del coraggio necessario a superarli.
Spettacolo asciutto e potente, Anna dei miracoli […] rifugge da sentimentalismi e non cade nella trappola retorica dei buoni sentimenti. Dopo i primi minuti di recitazione (…) si instaura fra gli attori e il pubblico un contatto emotivo che non viene meno fino al calare del sipario.
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Non c'è sentimentalismo, non c'è romanticismo in Anna dei miracoli. C'è il dramma quale è, reale e immediato. Non ci sono interpretazioni ad effetto, non ci sono concessioni al pubblico né enfatizzazioni. Ma gli attori in scena mettono a disposizione il proprio essere, la loro naturalezza e spontaneità. Discorso a parte merita Anna Mallamaci, la sordo-cieca Helen: autentica fino a scuotere gli spettatori, fino a creare un'empatia dolorosa sancita da calorosi applausi. Anna dei miracoli è un esempio di teatro impegnato per il sociale, un esempio di teatro sovversivo. Alla faccia di chi ha tramutato la bontà in “difettato” buonismo.
Francesco Principato - teatro.it




