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Scena con tre attori seduti su una panchina

ph. Gabriele Acerboni

Archivio / Teatro

Ci scusiamo per il disagio

Archivio / Teatro

Ci scusiamo per il disagio

Scena con tre attori seduti su una panchina
Scena con tre attori seduti su una panchina

ph. Gabriele Acerboni

 

Frutto di un lavoro quasi antropologico condotto nelle stazioni ferroviarie italiane tra storie dei passanti e degli habitué, Ci scusiamo per il disagio racconta di gente che non parte, ma che guarda gli altri andare, che aspetta e che si nasconde in questi non-luoghi di passaggio, ricavandone una sorta di commedia all’italiana postmoderna, pessimista e divertita.
Il disagio è quello delle storie di un marchettaro settantenne, di un barbone modenese e di una signora dalle mille delusioni amorose che si confessano e si raccontano tra annunci degli altoparlanti, piccioni cittadini e treni perduti. La voce metallica, che avverte di allontanarsi dalla linea gialla, segna la marginalità di questo microcosmo osservato con ironia e vicinanza.

Un testo tanto realistico quanto bizzarro, come le migliori opere del Teatro dell’Assurdo, ma calato nel nostro tempo, forse più brusco e più veloce, più “fuori servizio” rispetto all’epoca in cui scrivevano Beckett e Ionesco. Degni di nota gli attori che con la loro versatilità alternano personaggi oscuri a figure quasi clownesche.