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© Giuseppe Distefano

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Archivio / Danza

Nine Bells + Pasiphae

Archivio / Danza

Nine Bells + Pasiphae

© Giuseppe Distefano
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© Giuseppe Distefano

Nine Bells

Nine Bells è una performance per un danzatore-coreografo, un percussionista, nove campane e un light designer, sull’opera omonima del compositore Tom Johnson, nata dall’incontro di Valerio Longo con la musica del percussionista Simone Beneventi, già premiato con il Leone d’argento alla Biennale musica di Venezia 2010.

Nine Bells esplora le molteplici combinazioni di 9 campane sospese in una griglia 3 × 3, dove ogni campana è situata a circa 2 metri di distanza dalle altre.

La musica è prodotta dai rintocchi delle campane, seguendo precisi percorsi intorno all’installazione. Il pezzo induce quindi a camminare moltissimo, più o meno rapidamente, e il rumore dei passi è parte integrante dell’opera. Esplorando sistematicamente tutti i possibili percorsi, dal momento che il percussionista colpisce ogni campana al suo passaggio, risultano anche tutte le possibili melodie.

Il sostegno al progetto della Fondazione Nazionale della Danza conferma la centralità dell’interesse alla relazione tra musica e danza, oltre ad essere un segno di stima e riconoscimento verso un danzatore storico della compagnia, ormai avviato verso un autonomo percorso di maturità creativa.

Pasiphae

®Marco Caselli Nirmal

Pasiphae s’ispira alla figura della moglie di Minosse e madre del Minotauro, icona e punto di contatto tra il mondo degli dei, degli uomini e della loro negazione, la bestialità.

Una performance “d’arte contemporanea”, fatta di danza e suoni originali, articolata a partire dalla trasposizione simbolica del racconto.

In scena tre danzatori che creano un quadro astratto, dove gli aspetti più incisivi della narrazione divengono danza e metafora di un mito simbolo dell’inconscio collettivo, dell’uomo nel suo rapporto con il divino. Su quest’umanità messa in scena interviene con prepotenza disattesa il volere del Dio, a condizionare e ribadirela propria capacità di imporsi.

Se l’ineluttabilità degli eventi è dunque l’elemento chiave di Pasiphae, raggiungere i confini dell’umano e superarli è l’altro motore concettuale della performance: movimenti distorti, maschere de-umanizzanti che trasfigurano i corpi, frequenze sonore al limite dell’udibilità creano una dimensione dove l’uomo si confronta con la sua stessa negazione, cercando di mantenersi in equilibrio su un confine che diviene sempre più sfumato.

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APL 18-19