© Simone Di Luca
© Simone Di Luca
a cura di Monica Codena, Marco Ongaro e Paolo Valerio
con Paolo Valerio
scena Antonio Panzuto
progetto fonico Nicola Fasoli
fonica Carlo Turetta, Borut Vidau
direttore di scena Paolo De Paolis
disegno luci Marco Spagnolli
luci Davide Comuzzi, Alessandro Macorigh
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia / Teatro Stabile di Verona
Max affronta la crisi della sua vita misurandosi con la passione del tennis e la passione amorosa. Gioca, pensa, racconta, si dibatte. Emergono emozioni ed ossessioni. Momenti di silenzio si alternano a urla di sfida, quasi disperati, di un uomo alle prese con gerarchie di sentimenti che si travasano l’uno nell’altro. Le soluzioni si fanno problemi, l’agonismo dell’innamoramento trascolora nella rivalità tra solitudine e vita. Avrà il fiato necessario per portare a termine la partita? Max scandisce il suo sfogo palleggiando quasi mille volte… contro il pubblico. Che però osserva protetto da un muro trasparente, un muro di plexiglas.

Se il dibattito sulla “quarta parete” ha animato una parte importante della storia del teatro, qui la quarta parete è tangibile e, in tempi di pandemia, si ammanta di ulteriori significati: divide e protegge, inquieta e rassicura, stupisce pur essendo stato il “muro” con cui più spesso ci siamo rapportati negli ultimi mesi…
Un muro trasparente campeggerà sul boccascena del teatro in occasione di questo anelato ritorno in sala, dopo tanti mesi di sospensione di attività “in presenza”, difenderà dai potenti servizi di Max, ma non dalla corrente di emozioni che finalmente scorreranno fra l’attore e la platea.
In scena questo monologo viene recitato da Paolo Valerio, campione di tennis come il personaggio che interpreta: con grande bravura e controllata energia riesce a entrare in perfetta sintonia recitativa con quegli 897 pallegi che fanno da commento, cornice sonora, corrispondenza emotiva al procedere della vicenda, dando ai due linguaggi, quello teatrale e quello sportivo, una verità scenicamente inscindibile. […] Si riescono a cogliere le parole, i respiri, la rabbia, la fredda disperazione di un uomo giunto al termine della sua partita con la vota, resa dal regista-protagonista con malinconico distacco, con consapevole, bene amministrata lucidità emotiva, senza il minimo affanno.
Hystrio



