© Noemi Ardesi
© Noemi Ardesi
di Jordan Harrison
traduzione Matteo Colombo
con Ivana Monti, Elena Lietti, Pietro Micci, Sebastiano Spada
regia Raphael Tobia Vogel
produzione Teatro Franco Parenti
Ivana Monti, grande interprete del teatro italiano, è Marjorie, una donna che, affetta da Alzheimer e con il suo senso di identità in perenne deterioramento, passa le sue giornate a parlare con la copia digitale del defunto marito.
Un testo intrigante di Jordan Harrison, finalista al Pulitzer 2015, che si interroga sul rapporto futuribile fra umano e intelligenza artificiale, fra memoria e identità.
Il testo di Jordan Harrison messo in scena da Raphael Tobia Vogel con una bravissima Ivana Monti e una prova notevole di Elena Lietti, sorprende non solo per i temi toccati, l’Alzheimer e il rapporto futuribile fra umano e intelligenza artificiale, ma anche per la qualità della resa teatrale.
Maria Grazia Gregori - dalteatro.it
Tutti gli attori danno prova di un affiatamento artistico che rende tangibile la verosimiglianza dei dialoghi e altresì dei rapporti sottesi. Ciò che emerge maggiormente è, invero, la complessità delle relazioni affettive particolarmente intime, come possono essere quella dei genitori e figli e quella di una coppia di coniugi. Il rapporto con le macchine, difatti, pare servire a tratti più da pretesto per mettere in luce le dinamiche relazionali problematiche nelle quali ciascuno è immerso, a volte senza facoltà d'uscirne indenne.
Virginia Benenati – teatro.it
Un testo intrigante che s’interroga senza moralismi su relazioni artificiali e identità, ma anche sul tempo e su ciò che resterà di noi, sulle difficoltà dell’età che avanza, i bisogni più intimi, la memoria individuale e pubblica e sulle nuove forme di vita digitale.”
Livia Grossi – Corriere delle Sera