curatela Jean Blanchaert
allestimento di Fabio Cherstich
con la collaborazione di Diletta Ferruzzi
Al centro dell’opera di Bruno Pellegrino volti umani, “primi piani” che si affacciano sulla tela a evocare caratteri e modi di essere, a chiedere e spesso restituire lo sguardo. Per la sua ricerca di una quintessenza dell’umano che fa di ogni volto la sua unicità, la mostra milanese di Pellegrino sarà composta da un centinaio di opere e pensata come un’installazione, curata dal regista Fabio Cherstich, in cui i volti appariranno come personaggi, parti di una visione immaginata, accompagnati, attraverso un lavoro di ricerca drammaturgica, da frasi, suoni e musiche.
L’interesse per gli altri, intesi come individui, trova espressione nella straordinaria, quasi maniacale produzione di una incredibile quantità di volti che caratterizza la pittura di Bruno Pellegrino, volti solo in piccola parte di persone conosciute e più spesso di persone semplicemente immaginate.
Paolo Portoghesi
Fine intellettuale e artista stimato, continua a stupirmi. Quando al teatro si intreccia l’arte, il cinema, la musica e altro, si moltiplicano le possibilità comunicative, si amplificano la forza, l’energia e l’impegno delle persone coinvolte in un progetto. Con la sua pittura, espressione che meritava di essere messa in scena, Bruno Pellegrino saprà affascinare il pubblico. La sua creatività, capace di rompere le regole, darà vita ad un’esperienza che, ne sono sicura, durerà nel tempo in ognuno di noi.
Andrée Ruth Shammah
Crea figure che ci guardano con i loro occhi pieni d’acqua e di malinconia oppure asciutti e penetranti come raggi laser. I suoi personaggi sono sempre eleganti, hanno sciarpe rosa, cappelli turchesi e tuniche inventate dal pittore stesso. Gli sfondi rossi e verdi sembrano provenire dalla ritrattistica tedesca del ‘400 e alcuni di questi volti sono imparentati con l’uomo che cadde sulla terra di David Bowie. A volte, queste facce sono dipinte verticalmente come bandiere nazionali, altre volte invece, sono pettinate come l’ultimo dei mohicani. Nomenomen: ognuno ha il suo destino. Bruno Pellegrino non ha saputo, non ha potuto ma soprattutto non ha voluto staccarsi dal magnifico suono del luogo dove è nato, nel Beneventano. È venuto al mondo ad Amorosi e da quel momento i suoi gesti sono stati tutti amorosi. Bruno Pellegrino non vuole apparire sapiente eppure lo è, anche quando dipinge un’umanità viva e al tempo stesso irreale. Creature che esistono sebbene mai nate. L’immaginazione si fa materia viva. Presenze che alludono, suggeriscono, raccontano richiamando memorie. Volti, figure, occhi, sguardi, pensieri e ricordi. Segni e colori, forme su carta, tele, plastica, ferro, ottone, legno. Dove si può. È materia prima per la rappresentazione teatrale. La fantasia della pittura diventa teatro dell’anima.
Jean Blanchaert
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